Allora

Premesso che non ho sonno oggi.

questa è la storia di herny bahus,che può essere chiunque.ringrazio chi me l’ha passata,un amico

Ciò che gli dava più pena era se stesso. La sua statuaria vanità, la sua gelida
staticità, il suo non piegarsi, il suo non cambiare, la sua splendida falsità,
lo divorava, lo appesantiva. Me ne accorgevo specialmente la mattina. La mattina
si notava di più quella maschera, perché mentre la mattina non si è ancora
compromessi, mentre sono tutti più storditi e indifesi, herny bahus era già
divorato da se stesso, angelicamente sbronzo, ed era notevolmente più furbo ed
attento degli altri, e quella maschera con la quale gli altri si apprestavano a
coprirsi, presi dalla loro calda solitudine, herny bahus non se la era mai
tolta, ed era un fulmine, ed era già un vecchio, perché dell’ingenuità giovanile
aveva ucciso la semplicità. E credo che la sua diabolica senilità lo lacerasse
nel profondo, nel profondo, l’herny bahus che non era mai esistito piangeva
gocce di limone.
Ed era in effetti uno dei ragazzi con più esperienza che abbia mai conosciuto, e
capisco perché, in definitiva si sentisse così stanco. Herny bahus era morto
quell’inverno, per non più rinascere, forse si era deciso di concludere quella
sua adolescenza di cemento così, senza ascoltarsi, lasciandosi sopraffare da ciò
che avrebbe potuto mostrare di bello, da ciò che gli conveniva mostrare per non
avere dolore dal profondo, da ciò che tendenzialmente era sempre apparso, ma che
splendidamente sapeva non essere. Forse il suo cervello, il suo fegato ed il suo
cuore erano convinti che si sarebbe potuto sopravvivere pacificamente in questo
modo; fino a quando? Fino alla fine della scuola forse, fino all’inizio di un
lavoro da accettare e apprezzare con riverenza, fino a quando l’herny bahus che
sarebbe dovuto nascere prima o poi avesse rinunciato a manifestarsi, e tutto
sarebbe stato più uniforme. Perché in definitiva tutti prima o poi moriamo, per
poi non alzarci più. E mi piace dire che herny bahus quell’inverno aveva chiuso
troppo presto i suoi 16 anni, e gli rimanevano ancora troppi mesi per rialzarsi,
ed almeno a quanto ci lasciasse intendere trovava più comodo non rialzarsi e
farsi trasportare, e vivere come una pianta al vento, come in un film di una
pianta al vento, perché anestetizzato. Non che fosse impossibile a lui cambiare,
ma in quei primi mesi del 2001 credevo che nulla e poi nulla fosse in grado di
colpirlo, di ferirlo, di scaldarlo; e ripensando l’herny bahus che mi piace
immaginare non era mai esistito, ed in tutta la sua vita è esistito per poche
settimane, perché posso bene insistere, l’herny bahus di quell’inverno era solo
l’evoluzione estremista di un sedicenne perso, e allora come ora herny bahus
era lontanissimo da se stesso.
Ma càzzo almeno nel ghiaccio di dicembre herny correva, era un gigante, era
operoso, perché mai come in quei mesi di pioggia il mondo aveva avuto tante
visite da herny bahus. Ed il mondo correva, ed herny non più, ed era una vita
che h. b. si era ormai scoperto caldo nel suo fiato adolescenziale. Insomma
herny bahus non usciva più di casa, e pomeriggi che si piegavano in parti
uguali su se stessi volavano come coriandoli, e settimane rincorrevano
settimane, ed herny si inseriva a fatica tra una domenica ed un lunedì, e
l’inverno era volato come un brivido, e con esso si era chiuso un herny bahus, e
se ne era presentato un altro di sola presenza, e questo sembrava bastargli
quasi a sufficienza, per chiudere, terribilmente stanco di quel riposo, si
avvicinava a marzo. punto.

Io non la sapevo.

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